sabato 9 gennaio 2016

3 - La spiaggetta




Bimbi vi ho già parlato della spiaggetta, vero?
Ora vi racconto bene bene come funziona e dove si trova perché è importante per capire il mondo degli spiriti.
Questo posto esiste nella mente di ogni persona. Quell’angolo del pensiero in cui amiamo rifugiarci. Dove ci sentiamo sicuri, sereni, protetti. Spesso lo cerchiamo quando siamo in difficoltà e altre volte lo troviamo tra i pensieri della notte. Quelli prima e dopo essersi addormentati. Ognuno se lo immagina a modo suo. Nel mio caso è appunto una spiaggetta.
Ve la descrivo.
La spiaggetta

Una piccola spiaggia. Una baia chiusa in un abbraccio composto da una scogliera rocciosa sulla destra e una collinetta verde sulla sinistra. Alle spalle bassi cespugli crescono sempre più fino a diventare una pineta, un boschetto, una giungla.
Ma torniamo alla spiaggetta. Sdraiati sulla sabbia possiamo ripercorrere, come in un film, vicende legate alla nostra vita o all’esistenza in generale. Il cielo diventa uno schermo dove particolari apparentemente insignificanti della nostra vita tornano sotto forma di immagini. Molto spesso si possono vivere racconti immaginati, letti o visti in un film. È tutto osservazione, niente di più. Una pacata e serena osservazione dell’esistenza.
Non arriva mai ombra né notte. Il sole è perennemente alto in cielo, allo zenit, così lo percepiamo ma non lo vediamo. Si sente il caldo sulla pelle. Tutti i ricordi diventano piccoli brividi, pizzichi sulla pelle arsa dal sole. La vita viene sciacquata e filtrata da una brezza che si solleva solo quando staremmo per sudare per rinfrancarci. Per completare l’opera ci verrebbe da entrare in acqua. Un mare che sembra voler parlare.

Il mare

Abbiamo notato che i ricordi non giungono come da svegli. Prima arrivavano da dietro, dalle spalle, e venivano vissuti e interpretati da tutto il corpo prima di essere riconosciuti nella testa. In questo posto i ricordi, quando proviamo a chiamarli, arrivano di fronte a noi per poi allontanarsi immediatamente con un effetto a elastico. Allunghiamo le mani ma non riusciamo a coglierli. Rimangono sulla punta della lingua.
Entrare in acqua fortifica questa sensazione.
Tutta la vita da svegli diventa lontana. Ogni onda ci lava dal giorno, sembrerebbe volerci far dimenticare la nostra vita. Quando poi veniamo attratti da un’onda lontana. Sembra muoversi quasi controcorrente. In nostra direzione. Ci chiama, vuole noi. Ma vuole che stiamo fermi ad aspettarla, sarà lei a raggiungerci.
È la memoria, sotto forma di petalo ora, fiammella o piuma altre volte. La nostra singola e individuale memoria. Solo che ora arriva di fronte.
I nostri ricordi cavalcano il mare e tornano da noi come vecchi amici.
Ognuno di noi vive questo posto a modo suo ma diciamo che, la maggior parte delle persone, una volta ricevuta la visita di un ricordo, si apparta con esso sulla spiaggia per riviverlo oppure lo porta nel boschetto retrostante, luogo in cui spesso sono i ricordi stessi a dirigerci.

Il boschetto

È il posto in cui risiedono i sogni delle persone. Molto spesso chi ha accolto un ricordo dal mare viene qui a piantarlo. Qui si possono rivivere i sogni che tutti gli uomini fanno. Qui ci sono i desideri e le paure più grandi degli esseri umani. In questo posto abitano spesso molti tipi di spiriti diversi. Molte storie particolari nascono qui. Forse perché sta a metà tra il mondo da svegli, quello dei sogni e quello delle nuvole.

La scogliera

Alla destra della spiaggetta.
Qui è la notte. Giunge quasi con uno stacco netto. Camminando dalla spiaggetta verso la scogliera si vede ciò che prima non si vedeva per il troppo sole. Cioè il buio. Entrati nel buio tutto il resto è confuso e sfocato. In questo posto ci si muove col pensiero. Non servirebbe faticare. Eppure la voglia di arrampicarsi su questa scogliera è spesso irresistibile.
Arrampicandosi il buio diventa assoluto. La salita, a seconda dei casi, può essere più o meno pericolosa e faticosa ma una cosa è uguale per tutti: arrampicarsi su questa scogliera rende l’animo oscuro. Leggeri moti ansiosi si affacciano, inaspettatamente. Cerchiamo allora la spiaggetta con lo sguardo, ma attorno a noi c’è solo il buio più accecante. Che ci stiamo a fare qua? Ci chiediamo. Dobbiamo salire perché la paura potrebbe essere l’unica compagnia qui. Ma tutto finisce, come anche questa salita.
Il buio lascia il posto ad una fioca luce. Siamo arrivati sulla sommità della scogliera.

L’altipiano brullo

Sulla sommità c’è una pallida e giovane alba, sotto, in quel muro di rocce verticale che è la scogliera, la notte cupa. Ai piedi della scogliera la spiaggia, col sole allo zenit. Da qui si scorge tutto. Anche un grosso sole che si intravede dietro alla collina verdeggiante alla sinistra della spiaggetta. Dietro le nostre spalle un territorio brullo: povero e pietroso. Un trampolino di pietra che, assottigliandosi sempre più, si perde in mezzo allo spazio. Da qui non si vede più mare, spiaggetta, colina verde e sole. Nulla oltre lo spazio vuoto, le stelle e una gigantesca e vicina luna. Tanto grossa da poterla quasi toccare. Per poi volgere lo sguardo più in alto. Da una zona più lontana della scogliera si erge una roccia con un po’ di prato al cui centro, sotto un ciliegio, c’è un laghetto da cui cadono nello spazio aperto una miriade di gocce. Queste sono le idee, ci suggerisce una voce dentro di noi. Al primo sguardo sembra un’enorme cascata. Un’imponente massa d’acqua che precipita. Ma, ad uno sguardo più accurato, sembra invece quasi immobile, si percepisce il movimento solo guardandola attentamente. Cade come una piuma. E non è acqua ma una miriade di gocce trasparenti. Un fiume placido sospeso nel nulla, una massa poderosa di miliardi di gocce trasparenti che cadono senza turbare il nero dello spazio. Con una direzione ben chiara, la Terra.
L'uomo non è l'epifania, ma la morte dell'idea, poiché è nel momento in cui l'uomo incarna l'idea che questa muore/cessa di vivere. Starà all’uomo far sì che l’idea che lo ha partorito rinasca sotto forma di mille altre idee. Idee buone per la vita, per andare avanti.
Nel tragitto verso la Terra si sfiorano e urtano tra loro e, in certi momenti in cui viene corrotto il loro posato cadere, vengono in contatto con gli Elementi, con gli spiriti. Chi le sfiora per poi sparire nel nulla, chi ci passa in mezzo svanendo con una lenta scia, chi ci gira intorno come un tonno con un banco di pesciolini, chi crea una strozzatura formando un anello intorno alla lunga massa della cascata delle gocce, tagliando infine il flusso a metà, scomparendo con mille scintillii che si attenuano. Questi spiriti sono fasci rossi simili a lame, serpenti di luce bianca elettrica, macchie larghe color arancione pastello che si muovono come il pongo. Come api che fecondano le idee toccandole prima che arrivino sulla Terra.
Torniamo indietro.
Scendiamo dalla scogliera arrampicandoci verso la spiaggia, dove i miei pensieri vanno a rifugiarsi, per ripararci dalle paure. Aspettando i ricordi dal mare per vivere e rivivere i momenti che saremo stati bravi a costruirci.

La spiaggia del sole

A sinistra c’è dunque una dolce collinetta che porta alla spiaggia del sole. Da lì inizia il mondo delle nuvole, o Paradiso facile, come lo chiamo io. In quel luogo che non è spiegabile con la logica umana ma in cui si può guardare in faccia il sole senza che questo accechi. Qui si fa il sole, mi disse più di una volta una persona che sognai spesso in questa spiaggia. Concetto che non so spiegare ma compresi. Qui si fa il sole, chiaro.
Dalla spiaggetta basta oltrepassare una piccola collina erbosa. Gradevole da salire. Non si fatica. L’erbetta solletica piacevolmente i piedi e in un attimo si è arrivati. Si apre il paesaggio della spiaggia oltre la collinetta. E si capisce immediatamente cosa vuol dire fare il sole. Poco a largo, a mare, un sole grosso un palazzo è per metà immerso apparentemente immobile. Ad ogni moto ondoso infatti il sole si scopre in parte o forse completamente. Pare a volte tuffarsi in acqua e creare esso stesso le onde. Onde piccole a volte ma violente molte altre e una spiaggia in cui tutti sembrano eccitati all’inverosimile. Ubriachi dal ridere. In attesa della prossima onda. Altri sdraiati come in un solarium ma tutti con gli occhi sbarrati per guardare il sole come da svegli non possono fare.

Queste storie, bimbi, fanno parte di un’altra storia che forse un giorno leggerete. Oltre questa spiaggia del sole inizia il mondo delle nuvole ma di questo parleremo tante altre volte.

7 commenti:

  1. Bravo almeno così non li influenziamo con la religione cattolica!

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  2. Ma sì,il problema non è tanto la religione cattolica ma l'alternativa per chi non segue nessuna dottrina religiosa. Grazie del commento bocia

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  3. Questo è uno dei miei pezzi preferiti. Sembra di potersi addentrare davvero in questo boschetto e di poter passeggiare per la spiaggetta liberamente. Ora mi sdraio su uno scoglio e inizio a fantasticare...

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  4. Ecco tu ci sei riuscita, il problema è che quelli che non sono su google+ non riescono a commentare

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  5. un "bimbo" legge le migliaia di notifiche accumulate nella mail e nel mezzo del ciarpame si imbatte in una figura nota e...cavolo! non sono riuscito a smettere di leggere (non che ci abbia provato, in realtà).
    me ne torno sereno nel mio boschetto.
    idea meravigliosa e splendidamente raccontata, complimenti.
    PS: se hai tempo/voglia/intenzione, mi scrivi una storia che la disegno a mio nipote?!?
    PPS: ciaooo

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  6. Ciao Ale, una delle cose che volevo fare con questo blog è proprio scrivere su richiesta poichè il mondo che descrivo in questi scritti è piuttosto strutturato da tempo e mi piace provare a farlo calzare su chicchessia. Ho chiesto parecchie volte a mio padre di disegnarmi la spiaggetta ma lui invece su richiesta non fa nulla (cazzo di artisti). In ogni caso ti scrivo in privato. Parlavamo di te per un altro progetto col bocia Sabato sera. Parla pa! a presto caro.
    Ps: tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo, commenta anche su fb visto che sto ricevendo molti riscontri positivi ma tutti in messaggi privati. O solo su fb e non qui insomma, quanti cazzi... ;)

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  7. Fantasia innegabile, dice la mamma, che però è la mamma.

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